Definizione di Canapa Industriale e soglie di THC

La canapa industriale è la canapa coltivata da sementi certificate iscritte nel Catalogo generale delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’articolo 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002; munita di regolare cartellino di cui il coltivatore è obbligato alla conservazione unitamente alla fattura di acquisto delle sementi ai sensi dell’art. 3 della L. n. 242/2016.

Sui limiti la Corte opera una accurata ricostruzione del quadro normativo comunitario. Il limite dello 0,2% trova la sua ragione nel Reg. CE n. 73/2009 del Consiglio del 19.01.2009 in materia regime di sostegno diretto agli agricoltori. Lo scopo di tale limite è quello di evitare che venissero erogati contributi a colture illecite.

Da osservare, inoltre, come tali considerazioni fossero fondate sulla inclusione della canapa tra i prodotti agricoli cui si applicano le disposizioni del medesimo Trattato, tra cui la canapa greggia, macerata, stigliata, pettinata o altrimenti preparata, ma non filata”.

La canapa, a livello comunitario, viene pertanto qualificata come prodotto agricolo e come pianta industriale” sia relativamente alla coltura che alla produzione di sementi ai sensi del Reg. UE n. 220/2015.

La Cassazione ha chiarito che in ogni caso la normativa comunitaria agricola non può certamente incidere sulla normativa penale interna di uno Stato membro; ma che comunque aveva già risolto il problema tra canapa da colture lecite e canapa con possibili effetti stupefacenti stabilendo un tenore massimo di THC quale limite per gli aiuti economici agli agricoltori.

Seguendo tale impostazione la Corte ha individuato la ratio delle previsioni di cui all’art. 4 della L. n. 242/2016 ossia il doppio limite 0,2%/0,6% prevedendo all’ult. comma di tale articolo che lo 0,6% sia il limite per cui la coltivazione di canapa è conforme alla legge.

Ne deriva inevitabilmente che In altri termini non lo 0,2%, ma lo 0,6% è la percentuale di THC sotto del quale la sostanza non è considerata dalla legge come produttiva di effetti stupefacenti giuridicamente rilevanti”

Ne consegue che non può incorrere in alcuna sanzione né il commerciante che vende le infiorescenze né il consumatore che ne viene trovato in possesso non trovando spazio l’applicazione né dell’art. 73 né dell’art. 75 DPR 309/1990 per il semplice fatto che non si tratta di SOSTANZA STUPEFACENTE.

Osserva correttamente la Corte come La questione va inquadrata nel corretto rapporto fra i principi fondamentali dell’ordinamento che considera le norme incriminatrici come (tassative) eccezioni rispetto alla generale libertà di azione delle persone per cui eventuali ridimensionamenti delle loro portate normative non costituiscono eccezioni (norme eccezionali non estensibili analogicamente per il divieto posto dall’art. 14 preleggi) ma fisiologiche riespansioni (ben estensibili analogicamente) delle libertà individuali, che nel nostro sistema normativo non sono funzionalizzate a scopi pubblici e restano espressioni individuali della persona”.

Tale passaggio costituisce un punto di riferimento nel campo dell’interpretazione giuridica e della ponderazione degli equilibri costituzionalmente rilevanti nel solco della migliore tradizione democratica e liberale, nonché baluardo difensivo di ogni tendenza autoritaria ed illiberale che non può e non deve trovare spazio nel nostro ordinamento.

Tratto da “Cannabis light: vendita e possesso non costituiscono reato

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